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Come forse avrai notato, USAonline.it non è più aggiornato da un bel po' di tempo, per mancanza di tempo del webmaster.

Sarebbe bello far risorgere il sito, ad esempio creando un blog multi-autore in cui italiani che abitano negli USA o che comunque ci debbano stare per un tempo prolungato (mesi o anni, per studio o lavoro) raccontino le loro esperienze quotidiane.

Se la cosa ti interessa, o se comunque hai altre idee, entra in contatto scrivendo una e-mail a mbellinaso@gmail.com

Dude Ranch - 7 giorni in Colorado


Il posto è stupendo, un edificio principale (lodge) rinnovato da poco, in legno, con porticati esterni con sedie e tavoli, e dentro decorato con quadri e statue di cavalli. Fuori ci sono pure diversi piccoli eidifici, per famiglie. Ovunque scaffali con libri, romanzi, storia e foto del Colorado. Un grande camino antico nel soggiorno comune. La sala da pranzo ha quattro tavoloni e ampie vetrate sui pascoli e il fiume che scorre a venti metri. Arrivano gli altri ospiti, tutti americani o inglesi, tutti affabili e cordiali, educatissimi, nessun rompicoglione o esibizionista. Niente italiani, mai visti. Ottimo. Ancora: qui non si fuma, niente tv, niente radio, nessuno ostenta o lascia suonare telefonini o simili (fuori dall'italia sono considerati un'enorme cafoneria, per chi non lo sapesse).

foto 4

Alle 17 in uno dei capanni Krista, la proprietaria, imposta le selle a chi intende cavalcare; io mi scelgo anche gli stivali e il cappello (indispensabili). Alle 18 servono stuzzichini e alle 19 la campana annuncia la cena. Fantastica: piatto unico con tante pietanze (costolette al pomodoro, pannocchie bollite, verdure gratinate, pane appena fatto, eccetera), contorni, e un dolce favoloso. Tutti i giorni tre pasti sempre diversi. Dopo cena quattro chiacchiere, tè, caffè e biscotti, ma io vado a letto, ho il fuso da superare. Fuori la luna e il cielo stellato, limpido; un silenzio incredibile, sento appena, lontano, il fiume.
Lunedì mattina alle sei sono già sveglio, a pochi metri dalla finestra della camera i cavalli pascolano e mi guardano curiosi, bellissimi col sole nascente che gli incornicia la criniera. Esco a fare una passeggiata lungo il fiume, cristallino. In terra è gelato. Il cielo è blu, nel silenzio solo i rumori degli zoccoli e dei corvi, taccole e gazze che svolazzano dappertutto. Alle 8.30 sono a tavola con gli altri per la colazione (all'americana) e alle 9 inizia l'orientamento per chi vuole cavalcare, presso il recinto. In 15 minuti il capo wrangler, Shawn, ci spiega l'essenziale del cavallo, il comportamento e i comandi da dare. Poi ci chiama uno per uno per l'immediata prova pratica da fare nel recinto. Mi tiene la briglia del cavallo che ha scelto per me: dopo le presentazioni (da che parte si prende un cavallo?) salgo e in qualche modo andiamo a provare i comandi elementari: avanti, ferma, destra e sinistra. C'è pure la retromarcia!


Soccia, ma funziona! L'animale - un bellissimo maschio grigio-rossiccio con una lunga criniera - è collaborativo e docile, mi sopporta con pazienza. Qualche consiglio e aggiustamento e poi partiamo subito per un giretto nei pascoli, camminando tutti in fila dietro al wrangler di turno, una ragazza. I gruppi sono volutamente piccoli, siamo in quattro. Stranamente va tutto bene, il cavallo sa già cosa deve fare, io faccio come dice lui, sto seduto abbastanza comodo e piano piano mi rilasso e mi godo anche il paesaggio. Capisco che per non sentire i sobbalzi devo lasciar muovere il bacino in modo da compensare, e devo pure sincronizzarmi con i vari movimenti dell'animale, in salita, discesa e così via. Lui è sensibilissimo ad ogni minimo movimento delle redini, e mi sa che mi sta studiando. Interessante. Dopo un giretto tranquillo di un paio d'ore la wrangler ci riporta al recinto e ci fa scendere, uno alla volta, chiedendoci impressioni, sensazioni e problemi eventuali. Rientriamo a cambiarci scambiandoci le impressioni, pare che tutti gli altri abbiano già qualche esperienza, io sono proprio l'unico principiante. Cammino anche strano, per via degli stivaletti col tacco e delle gambe un po' indolenzite, per non parlare di strane sensazioni alla schiena e al sedere. A fine settimana tutto sarà normale. Al pomeriggio stessa cosa

foto 5

Martedì andiamo a recuperare alcuni vitelli in uno dei pascoli per fare un esercizio/gioco a squadre nel recinto! Il gioco consiste nel lavorare in squadra per separare dal gruppo tre vitelli e condurli in un altro recinto. Da dire è semplice, ma da fare proprio no. Come esercizio è ottimo per prendere confidenza col cavallo, i vitelli ci fanno dannare, ma alla fine ce la facciamo. Poi ci insegnano il trotto, e cominciano i problemi, un male boia a schiena e culo. Fortuna che ho i pantaloncini da ciclista, imbottiti dove serve.
Per farla breve, mercoledì galoppo già nella prateria, ho capito come muovermi per sincronizzarmi coi colpi del movimento del cavallo (e pure lui ne è contento, si accorge di tutto) e, pur con qualche livido, mal di schiena e indolenzimenti vari, mi accorgo che la cosa mi piace da matti, godo proprio, non me l'aspettavo. La potenza dell'animale è impressionante e si sente quando ti passa attraverso il corpo, per non parlare della sua felicità nel correre. Indescrivibile, e adesso capisco anche molte altre cose. Mi accorgo con sorpresa che l'animale comunica in modo non verbale con me in modo molto forte, più avanti mi capiteranno cose piuttosto inaspettate (ma private, sorry; tornato a casa mi sono accorto che la cosa è nota e ci sono parecchi studi sull'argomento).


Devo dire che quasi tutti gli altri ospiti sono molto esperti, stanno nei corsi intermedio e avanzato, il che non gli impedisce, la sera, di lamentare mille dolori. Vedo che parecchi hanno bisogno di panchetto e aiuto per salire o scendere dal cavallo, con quelle panze che si ritrovano.Gli animali sono veramente belli, sono proprio quelli dei film di cowboy. Sono sensibilissimi, capiscono al volo e ti studiano, cercano anche di farti fare quello che pare a loro, per cui devi metterti d'accordo su chi comanda, senza esagerare. Mi meraviglia molto la pulizia, il buon odore e la tranquillità di questi animali, probabilmente dovuti al fatto che crescono quasi liberi in queste praterie sconfinate, e non al chiuso come da noi, dove finiscono per essere nervosi e puzzolenti.
La tenuta nostra? Mi avevano consigliato jeans Wrangler, "cowboy cut" larghi - i migliori per cavalcare -, camicia maniche lunghe e giubbotto di scorta; stivaletti con tacco e cappello largo. Stick per labbra, crema solare e antizanzare (questo inutile in settembre) .Una bottiglia di acqua ce la passano loro - bisogna bere molto, il clima è secco - e se serve qualcos'altro, un caschetto o guanti, lo forniscono loro. Io sono il solo sempre in maniche di camicia, questi han tutti freddo, si vede che abitano in California o giù di lì.

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Cavalchiamo per luoghi davvero belli e selvaggi, la prateria ondulata profuma di erbe e cespugli aromatici, l'aria è asciutta e fresca, il sole picchia e il cappello serve. Traversiamo ruscelli di acque limpide, saliamo per colline e traversiamo boschi di pini e betulle bianche, lungo sentieri anche piuttosto ripidi e difficili, ma i cavalli sono sicuri e tranquilli, quindi anche io sto tranquillo. Ovunque animali, conigli, gruppi di antilopi, daini, uccelli di ogni tipo, aquile e falchi. Mancano solo gli indiani. Bè, c'è giusto Clyde, il wrangler con la penna nel cappello, che ci racconta del bisnonno Cherokee, ma ormai... I wrangler sorvegliano con discrezione, si alternano nel condurci in giro e darci consigli; sono tutti ragazzi e ragazze giovani e preparati, studenti che fanno un lavoro estivo, ci raccontano della loro vita e ci chiedono della nostra, sempre cordiali e disponibili. Fanno un orario pesante, e lavorano duro, ma sembrano sempre divertirsi con noi. E mi sa che è così, visto che Clyde giovedì si dimentica che è il suo giorno libero.


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