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AVVISO IMPORTANTE

Come forse avrai notato, USAonline.it non è più aggiornato da un bel po' di tempo, per mancanza di tempo del webmaster.

Sarebbe bello far risorgere il sito, ad esempio creando un blog multi-autore in cui italiani che abitano negli USA o che comunque ci debbano stare per un tempo prolungato (mesi o anni, per studio o lavoro) raccontino le loro esperienze quotidiane.

Se la cosa ti interessa, o se comunque hai altre idee, entra in contatto scrivendo una e-mail a mbellinaso@gmail.com

Viaggio negli Usa: dal 3 al 25 agosto 2001
Pagine:1,2, 3,4, 5, 6, 7,8, 9,10




20° giorno: Martedì 21 agosto 2001: Monterey – Los Angeles.


Dopo una veloce colazione in motel partiamo alla volta di Los Angeles, l’incredibile metropoli lunga più di 150 chilometri. Volendo goderci ancora un po’ di oceano commettiamo l’errore di continuare lungo la highway 1 invece di prendere l’autostrada 101. In parecchie ore non percorriamo che poche decine di chilometri e purtroppo fino a Morro Bay non è più possibile prendere l’autostrada. Lo spettacolo naturale continua però fino a toccare il suo massimo a Big Sur, forse uno dei pochi posti al mondo in cui fittissimi boschi collegano mare e montagna, gli ultimi pini e abeti toccano l’acqua dell’oceano. E qui che negli anni ’50 e ’60 si riunivano grandi scrittori e poeti presso la villa di Henry Miller. Anche Kerouac si rifugiò per parecchio tempo in questo paradiso per sfuggire a quella notorietà che non accettò mai e scrisse uno dei suoi ultimi libri intitolato proprio Big Sur. Ancora oggi lungo questa strada si possono vedere nostalgici autostoppisti che con i loro sacchi a pelo raggiungono questi luoghi della memoria di un’epoca letteraria irripetibile. Imboccata la 101 raggiungiamo S.Barbara nel tardo pomeriggio e ci fermiamo per una passeggiata sulla spiaggia. Sono circa le 5 ed è già deserta. Vorremmo fare un bagno nell’oceano ma scopriamo che l’acqua è veramente gelida. In questo mare paradiso dei surfisti (ne abbiamo visti a centinaia lungo il tragitto, tutti in attesa della grande onda) per fare il bagno occorre una lunga preparazione psicologica: “non è fredda, non è fredda….”.
E’ tardi è ci mancano Aancora 150 chilometri per arrivare a Los Angeles, e dobbiamo trovare un posto per dormire.
Verso le 20 stiamo percorrendo una delle tangenziali di Los Angeles. Orizzontarsi è veramente difficile: le distanze sono enormi e il traffico impressionante. Troviamo un bel motel non lontano dall’aeroporto. La zona non è proprio il massimo, e alla sera cambia completamente il panorama umano che è quantomeno preoccupante. Mangiamo in un locale tutt’altro che invitante vicino al motel e, stanchi per la lunga giornata e i chilometri percorsi appena finito raggiungiamo i nostri agognati letti. Un buon riposo è necessario, domani trascorreremo un’intera giornata agli Universal Studios.

21° giorno: mercoledì 22 agosto 2001: Los Angeles (Universal Studios).


Alle 8.00 siamo già davanti ai cancelli degli studios. Il biglietto è piuttosto salato (35 $) ma questo è uno dei posti che non si possono perdere. Appena entrati si capisce di essere entrati in uno dei posti in cui la finzione americana tocca uno dei suoi punti massimi. Ogni angolo ci riporta alla mente film che hanno fatto la storia del cinema: dallo squalo a terminator, passando per Jurassic park, ET e ritorno al futuro. Cominciamo con quella che per me rimarrà la parte più interessante della giornata. A bordo di un trenino su gomma partiamo alla scoperta degli studios, quelli veri dove si girano i film (infatti dal trenino non si può scendere). Si alternano esterni con villaggi western, l’America degli anni ’20, foreste e il motel di Psyco. C’è la cittadina di Amity ville con un lago dove girarono parecchie scene dello Squalo; e, mentre lo attraversiamo un’enorme squalo (che semAbra proprio vero) ci assale spalancando enormi fauci. Vediamo poi anche molti interni tra i quali una stazione della metropolitana che a causa di un terremoto viene completamente distrutta per poi ricomporsi in pochi secondi mentre ce ne andiamo. Nel resto della giornata giriamo tutto il parco senza perderci nessuna delle attrazioni e degli spettacoli, un vero tour de force, anche perché per ognuna dobbiamo affrontare lunghe code. Quindi eccoci solcare pericolose rapide a bordo di un gommone nel mondo giurassico; percorrere su una bicicletta gli straordinari scenari di ET. Tremenda la macchina di ritorno al futuro con i suoi viaggi virtuali. Tra gli spettacoli da non perdere Watergate e il cinema tridimensionale di terminator. E oltre a questi tante altre cose che fanno passare in un lampo l’intera giornata. Alla sera siamo veramente distrutti e io ho addirittura la febbre. Non avendolo provato a San Francisco vogliamo mangiare cinese e troviamo un ristorante proprio appena al di fuori degli studios. Risulterà essere la peggior cena dell’intero viaggio, forse anche perché stavo male, ma comunque il cibo cinese americanizzato è una vera schifezza.
Siamo ormai agli sgoccioli di questo viaggio straordinario, la stanchezza della vita on the road si fa sentire, ma il pensiero del ritorno alla vita di tutti i giorni è veramente terribile e un po’ di tristezza assale un po’ ognuno di noi. Con questi pensieri torniamo al motel per trascorrere la nostra terz’ultima notte americana. Domani percorreremo gli ultimi 200-250 degli ottomila chilometri in terra americana, da Los Angeles a S.Diego, dove venerdì visiteremo il parco marino di sea world e sabato prenderemo l’aereo del ritorno (Ahimè!)A.

22°,23° e 24° giorno: 23, 24 e 25 agosto 2001: Los-Angeles-S.Diego-Detroit-Amsterdam-Torino.


Questa è una delle pochissime mattine in cui ce la siamo presa veramente comoda. Tanto dobbiamo solo arrivare a S.Diego. La malinconia di questi ultimi giorni sta contagiando anche il mio racconto che per questi due giorni finali sarà particolarmente stringato. Dopo la solita iper-calorica colazione (la tristezza non ha minimamente intaccato il solito bestiale appetito) e dopo aver percorso un’altra bella porzione di tangenziali eccoci sulla 5 direzione S.Diego. Anche questo tratto di strada è veramente spettacolare (soprattutto nei pressi di Oceanside) e il tempo è veramente magnifico. Anche se annebbiato dalla febbre e nel torpore del dormiveglia riesco comunque ad apprezzare una natura straordinariamente selvaggia .
Nel pomeriggio arriviamo a S.Diego dove ci concediamo un bel pomeriggio di relax. Alla sera per la cena andiamo in un Denny’s e dopo una bella passeggiata per S.Diego tutti a nanna. Ci aspetta l’ultima giornata americana al parco di Sea World. La giornata al parco è stata molto bella in modo particolare dal punto di vista atmosferico. Eccezionali gli spettacoli dei delfini e delle orche; ma tra acquari e vasche abbiamo potuto ammirare moltissime altre specie marine e non. E’ innegabile che tutti questi animali prigionieri e utilizzati per far divertire la gente fanno veramente una pena enorme. La giornata (l’ultima giornata americana) è volata via tra uno spettacolo e l’altro tra cui un bellissimo spettacolo di equilibristi direttamente sull’acqua; una miscela di salti, tuffi e peripezie varie, un insolito circo marino insomma. Purtroppo la sera èA arrivata in fretta e il pensiero dell’ultima notte prima di tornare nel nostro mondo reale ci ha reso tutti un po’ più tristi. Di questa giornata, forse complice la febbre, mi è rimasto un ricordo un po’ velato, e non mi ricordo neppure cosa abbiamo fatto l’ultima nostra sera americana, ma forse è giusto così. E’ normale ricordare con più fatica i momenti meno piacevoli; di sicuro ad un certo punto siamo andati a dormire, su questo fatto non ci sono dubbi come non c’è il minimo dubbio che nella tarda mattinata di sabato 25 agosto abbiamo nostro malgrado portato la nostra auto nel parcheggio Alamo dell’aeroporto di S.Diego; è stato un distacco veramente doloroso, con essa abbiamo percorso 5.000 chilometri attraversando posti meravigliosi che resteranno nei nostri ricordi. Allontanandoci con il pulmino le ho lanciato un’ultima occhiata, quell’anonima macchina era diventata ormai simbolo di un viaggio giunto alla fine; un aereo ci aspettava per riportarci a casa. Purtroppo ci sono momenti nei quali si desidera che una cosa non finisca mai; questo era uno di quei momenti. Questo viaggio tanto atteso aveva davvero superato le aspettative; nella mia vita si è rivelato un autentico giro di boa, per un’incredibile serie di fatti successivi che l’hanno cambiata n maniera definitiva sia in negativo che in positivo, con netta preponderanza del negativo. Per queste ragioni anche se in futuro come spero farò altri viaggi, la rilevanza simbolica di America 2001 rende questo viaggio inimitabile e insuperabile nel bene e nel male.
In un afoso pomeriggio di domenica 26 agosto un aereo della Klm proveniente da Amsterdam riconsegna a Torino e alla vita reAale 6 vagabondi di ritorno dalla loro avventura, come sempre accade dopo molte ore di aereo e di fuso orario ci si trova in uno stato abbastanza confusionale e offuscato, che è fondamentale per attutire e posticipare a livello mentale l’accettazione della fine di un periodo eccezionale e la ripresa di un periodo normale (che corrisponde al 99,9% della nostra vita).


Conclusioni: spero di essere riuscito a trasferire su questo foglio almeno una buona parte di quello che è stato questo viaggio. La mia intenzione era quella di non limitarmi ad un freddo diario in cui sciorinare percorsi e luoghi alla stregua di un depliant di viaggi. Ho cercato il più possibile di trasmettere emozioni che sono la vera essenza del viaggio e del vagabondare. L’esserci riuscito almeno in parte costituirebbe per me motivo di grande orgoglio, ma il giudizio spetta a chi leggerà queste pagine. Spero inoltre di essere riuscito a trasmettere un po’ della mia immensa passione per l’America, per le sue strade, i suoi deserti, le sue contraddizioni e perché comunque continua ad essere simbolo di un grande sogno; e i sogni sono necessari per la nostra vita come l’ossigeno per i nostri polmoni. Purtroppo il passaggio dei pensieri e dei ricordi dalla propria testa ad un foglio bianco non è cosa facile a meno di possedere il talento di un grande scrittore, quindi chiedo scusa per i sicuri errori grammaticali e di sintassi. Credo comunque di aver dato un po’ di utili informazioni a chi avrà la fortuna di compiere un viaggio di questo genere. Il mio consiglio per tutti è quello di viaggiare per viaggiare; certo fermatevi nei posti di interesse turistico come monumenti, parchi naturali, grandi città eA via discorrendo, ma provate anche ad imboccare una strada e andare, andare e ancora andare…bruciando dentro come un fuoco vivo, vi sentirete più liberi che mai senza orari e senza obiettivi da raggiungere, senza nulla di cui rendere conto e senza regole da rispettare, senza rimpianti e senza dolori; credo che questo sia quello che ognuno di noi sogna ogni mattina prima di iniziare una nuova e faticosa giornata, ma come ho già detto sopra i sogni…………..


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