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Se la cosa ti interessa, o se comunque hai altre idee, entra in contatto scrivendo una e-mail a mbellinaso@gmail.com

In viaggio tra California, Nevada, Utah e Arizona
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Il giorno dopo sempre svegli di buon ora ci accorgiamo che ci sono persone che già giocano nei casinò, ma…sono solo le 6.30 di mattina!! Lasciamo Las Vegas un po’ dispiaciuti di non avere avuto più tempo per girarla proprio tutta, ne sarebbe valsa la pena, ma il pensiero già corre verso il primo parco nazionale: il Bryce Canyon ci sta aspettando. Percorriamo ancora un tratto abbastanza lungo di freeway, poi proseguiamo sulla intestate, che figata! Il panorama da desertico diventa più montano, sembra un po’ il Canada in certi punti, ci fermiamo a pranzare a Cedar City 30 miglia prima del Bryce e sorpresa…nevica! Fortunatamente il tempo di un hamburger e la neve smette di cadere, arriviamo così senza alcun intoppo al nostro bellissimo hotel in pietra e legno, con un grosso camino all’entrata con sopra un puma imbalsamato. Ci mettiamo poco a capire che qui si mangia molto bene e ne approfittiamo con una bella bisteccona e con patate al forno. Che bontà, il nostro stomaco ringrazia!

La mattina seguente ci accorgiamo di avere una gomma forata, fortunatamente davanti al nostro hotel c’è un gommista e in mezz’ora ce la ripara. Proseguiamo per il Bryce Canyon che dista pochi minuti dal nostro hotel. Per visitare tutto il parco impiegheremo circa 4 ore. Ci dirigiamo verso il primo punto panoramico, il Sunset Point e ci attende uno spettacolo mozzafiato. Pinnacoli alti 30-40 mt. si innalzano dall’interno del canyon con colori tra il rosso e l’arancio, sullo sfondo solo l’orizzonte e un cielo terso a farci compagnia. Fa’ parecchio freddo, per cui decidiamo di non soffermarci troppo a lungo in tutti i punti panoramici che sono circa una ventina. Ogni punto ha la sua particolarità, fino ad arrivare all’ultimo Yovimpa Point, dove si vede l’orizzonte fino a 150 km. di lontananza, praticamente si intravede la curvatura terrestre; ringraziamo Dio di averci dato il dono della vista. E’ davvero uno spettacolo!

Dopo pranzo partiamo per Page, dove arriviamo nel tardo pomeriggio, sempre accompagnati da paesaggi a perdita d’occhio e da ranch con il classico steccato bianco e i cavalli liberi per strada. L’attrazione del luogo è una diga alta 100 metri costruita sul famoso fiume Colorado, che tanto per dare dei numeri è lungo 2340 km, come andare in Sicilia e tornare indietro. Piccolino!!! La diga è stata costruita per dare energia a tutta l’Arizona ed ha creato un lago che prende il nome di Lake Powell. Dopo averla visitata, per quanto è consentito, ci dirigiamo verso l’albergo e andiamo a mangiar la T-Bone steak, una famosa bistecca locale, segue una breve partita a biliardo in un tipico pub americano, tanto tipico che la gente che c’è dentro ci ispira molta poco fiducia, così decidiamo di andarcene a dormire, il giorno successivo ci aspetta la tanto attesa Monument Valley, nello stato dello Utah!

Sempre di buon ora, nonostante ormai al fuso ci abbiamo fatto l’abitudine, partiamo per la tappa più breve del nostro viaggio, solo 160 km, pari a 100 miglia, infatti in un paio d’ore siamo a destinazione. Kayenta, la cittadina vicina alla Monument non è affatto bella, anzi, essendo riserva indiana i suoi abitanti sono personaggi un po’ inquietanti, ci guardano non troppo bene, ma in fondo noi siamo lì per vedere un grande spettacolo della natura e così ci dirigiamo, dopo aver lasciato i bagagli nel nostro hotel, verso la Monument Valley. Al nostro arrivo la prima cosa che vediamo sono i più famosi dei Butte (formazioni rocciose), i tre più maestosi e imponenti e con il sole che c’è sembra ancora tutto più surreale del solito. Percorriamo il tragitto sterrato che per 25 km. ci accompagna il più vicino possibile a queste mitiche formazioni rocciose. La nostra macchina, che originariamente era bianca, ad ogni chilometro si sporca di terra rossa e così vissuta ci piace ancora di più!! Ogni punto in cui ci fermiamo profuma di mito, di film western e abbiamo davvero l’impressione di veder spuntare John Wayne a cavallo da qualche parte… ci guardiamo in giro, di lui neanche l’ombra ma lo spettacolo che si apre ai nostri occhi è indescrivibile.

Finito il giro andiamo verso Mexican Hut, nel punto esatto in cui hanno scattato il poster che abbiamo in cucina. Ci sembra così strano essere lì, quasi siamo increduli, tutti i giorni da ormai tre anni svegliandoci la mattina vediamo questo posto appeso al nostro muro di casa e adesso siamo qui noi a fotografarlo e a farci fotografare ai suoi piedi. Che bella sensazione! Ritorniamo verso l’hotel, un po’ dispiaciuti di dover salutare un posto così, mangiamo una pizza e ci prepariamo per il gran finale, il Grand Canyon in Arizona, l’entusiasmo si porta via la malinconia di dover lasciare la Monument e dopo una bella dormita si parte per una delle sette meraviglie del mondo.

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