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Se la cosa ti interessa, o se comunque hai altre idee, entra in contatto scrivendo una e-mail a mbellinaso@gmail.com

Alabama: il sogno americano


E' ancora piacevole ricordare quell'estate "americana" del 1998 anche se ormai sembra così lontana, quasi onirica.

Iniziò tutto un anno prima quando, spinto dalla passione per il nuoto dei miei figli Andrea e Luca al loro secondo anno di agonismo regionale, cominciai a navigare tra i siti universitari americani non sapendo bene cosa realmente cercavo. Dopo parecchie settimane di ricerca il mio interesse si era ristretto a 3 teams di nuoto: Cardinals dell'Università di Stanford, Big Horns dell'Università di Austin e Tigers dell'Università di Auburn.

Le Auburn Tigers colpirono un po' di più la nostra attenzione. Forse per il nickname (nomignolo) del loro allenatore: 'The Coach that makes you swim fast!' (L' Allenatore che ti fa nuotare veloce!) o forse per l'accattivante descrizione di Auburn, una cittadina di 35.862 abitanti, fondata nel 1836 dal Giudice John J. Harper , soprannominata 'The Loveliest village on the Plain' e della sua università nata nel 1856. Oggi è la più importante dell'Alabama (l'università di Montgomery, la capitale, può quasi considerarsi una filiale di Auburn) e lo S.P.I (Space Power Institute) dell'università di Auburn fornisce un buon numero di ingegneri alla Nasa, collaborando con quest'ultima allo studio e sviluppo di materiali resistenti all'impatto iperveloce nello spazio.

Così, quasi per gioco scrissi una e-mail a Mr. Marsh. Non mi aspettavo una risposta anche perché il Coach quell'anno aveva portato il suo team maschile a vincere per la prima volta il titolo nazionale NCAA e l'anno prima era stato assistant coach della selezione olimpica maschile ad Atlanta. Quindi era una celebrità. Invece l'imprevedibile accadde: rispose alla mia e-mail incuriosito dalla passione per il nuoto di Andrea e Luca così cominciò un dialogo che ci avrebbe portato in America.

I ragazzi vennero accettati a fare un 'swim training' inusuale, per tutto il mese di luglio, presso l'università di Auburn. Inusuale in quanto non era il solito swim camp collettivo estivo (molto diffuso in USA) terminato a fine giugno. Previa autorizzazione del direttore del dipartimento di atletica i due fratelli si allenarono insieme agli elementi nazionali del team (Bill Pilczuk [campione del mondo nei 50 m stile libero], Scott Tucker [medaglia d'oro alle olimpiadi di Atlanta]), seguiti da un preparatore atletico ed allenati personalmente da Marsh, con una breve collaborazione di Rowdy Gaines (ex nuotatore dell'Università di Auburn, tripla medaglia d'oro a Los Angeles).

Si entrò in amicizia con la gente del posto e Marsh il giorno dell'Indipendenza ci invitò a pranzo nella sua grande villa di legno e cemento, immersa nel bosco: questo fu il nostro pass ufficiale. I 4 stili di nuoto dei ragazzi vennero filmati con telecamere anche subacquee ed analizzati al computer e così il team lavorò sulla tecnica correggendo gli errori: tutto questo per 4 ore al giorno (dalle 7 alle 9 e dalle 15 alle 17) per 4 settimane.

Non voglio tediare descrivendo le varie tecniche usate, descrivendo la magnifica piscina olimpica o lo stadio da football americano da 80.000 posti (più del doppio della popolazione) né parlando del team (un veterinario e due 'accompagnatori')che seguiva lo stato di benessere dell'aquila (nell'immensa voliera) che era il simbolo dell'università: il grido 'War Eagles' accompagna tutt'ora ogni evento sportivo universitario.

Non voglio annoiare descrivendo il museo sportivo universitario, così particolareggiato e magnificente, anche perché tutte queste cose sono tipiche americane ed una descrizione da parte mia forse non sarebbe obbiettiva: intendo dire bisogna, vederle personalmente, più che descriverle queste 'esagerazioni' forse un po' lontane dalla nostra cultura italiana ed europea.

Eravamo gli unici italiani presenti ad Auburn, anzi gli unici in tutta la contea di Lee (il famoso generale) e per essere lì avevamo fatto un viaggio incredibile: Roma-Londra, Londra-Atlanta in aereo e poi in macchina avevamo attraversato mezza Georgia ed Alabama ed era il nostro primo viaggio in USA.

La compagnia di volo dimenticò i nostri bagagli a Londra (restituiti dopo 3 giorni), l'albergo con piscina prenotato ad Atlanta per una notte (prima di affrontare il viaggio in macchina e smaltire il fuso orario) al nostro arrivo restò per 24 ore senz'acqua per l'esplosione delle condutture del quartiere. Sembrava l'inizio di un incubo senza fine: avevo organizzato, via internet, tutto così bene per fare bella figura con gli americani al nostro arrivo.


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