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AVVISO IMPORTANTE

Come forse avrai notato, USAonline.it non pi aggiornato da un bel po' di tempo, per mancanza di tempo del webmaster.

Sarebbe bello far risorgere il sito, ad esempio creando un blog multi-autore in cui italiani che abitano negli USA o che comunque ci debbano stare per un tempo prolungato (mesi o anni, per studio o lavoro) raccontino le loro esperienze quotidiane.

Se la cosa ti interessa, o se comunque hai altre idee, entra in contatto scrivendo una e-mail a mbellinaso@gmail.com



La strada principale di Las Vegas è chiamata "Strip" che vuol dire "striscia". In effetti questa ha la vecchia struttura delle famose "main streets", le strade principali dei vecchi paesi del lontano Ovest, il mitico Far West, che altro non erano che strisce di terra che attraversavano le città nella parte più importante.

Arrivare a Vegas di notte questo è il segreto! Solo cosi possiamo scoprire tutto il fascino della città senza notti. Percorrendo la "strip" (noi abbiamo seguito le insegne per "Las Vegas boulevard") ci si accorge di quanto pazzi e megalomani siano gli Americani. Solo loro potevano pensare di costruire in mezzo al deserto hotels riproducenti città come New York o Venezia, piuttosto che Bellagio o la torre Eiffel illuminati in modo esasperato. Alle 22:00 circa, anzi alle 10:00 pm (per dirla come loro ), iniziano gli spettacoli che gli hotels organizzano in pompa magna all'esterno delle strutture alberghiere e questi sono visibilissimi andando su e giù per la Strip.

Una puntatina al casinò per finire la serata in modo tranquillo è consigliabile prima di andare a dormire ma se qualcuno volesse (soprattutto gli uomini) passare qualche ora in piacevole compagnia avrebbe solo l'imbarazzo della scelta sfogliando i cataloghi a disposizione delle receptions dei propri hotels.

Una giornata in città fu per me e mia moglie Valeria sicuramente sufficiente ma, per apprezzare al meglio il luogo, forse due o tre giorni di permanenza sarebbero ideali.
Capimmo comunque una cosa in brevissimo tempo: era, in proporzione, meno costoso pernottare in uno dei grandi hotels (al New York New York, $79.00,camera matrimoniale di 40 mq con vista sulle montagne russe dell'hotel, vasca idromassaggio ai piedi del letto "king size" ) che consumare una cena mediocre ($42.00) o addirittura comprare un adattatore di corrente ($29.99). Inoltre un consiglio che posso dare è quello di arrivare a Vegas durante la settimana.I prezzi dei pernottamenti sono pari a circa 1/2 di quelli applicati durante il week-end, ma, in realtà, viaggiando in qua e là per gli States, mi sono accorto che è cosi dovunque.

La mattina seguente il nostro arrivo lasciammo Vegas diretti verso il Gran Canyon.
Uscimmo da Vegas percorrendo la Freeway n 95 che ci avrebbe portati verso la "Hoover dam", la diga che separa il Nevada e l'Arizona e che contiene il bacino del lago Mead; bellissimo lago questo sulle rive del quale si possono osservare le residenze estive dei "Vegasiani".

Questa diga offre uno scenario veramente bello e gli Americani, che non hanno Colosseo o Piazze ne palazzi cinquecenteschi da mettere in bella mostra, ne sfruttano tutte le particolarità per renderlo un luogo di attrazione turistica.

Il fiume Colorado che cede le sue acque al bacino idrico contenuto dalla Hoover è di un blue intenso e forse nessun altro nome potevano dargli i primi coloni spagnoli che nel 1600 arrivarono da queste parti.

La diga sembra infossata in una buca per accedere alla quale bisogna percorrere l'unica strada, trafficatissima, che ti porta poi, risalendo i pendii della "buca"stessa, dentro il deserto dell'Arizona. Incontrammo il fiume ancora una volta dopo aver lasciato la diga e spesso lungo la strada dei piccoli tornados ci affiancavano e accompagnavano per tratti più o meno lunghi.Questo della formazione dei tornados, soprattutto nei pressi di pendici desertiche, è un fenomeno che osservammo anche nella Death Valley e sinceramente è qualcosa di veramente spettacolare.

Dalla fwy 95 confluimmo nella fwy 93 appena entrati in Arizona per ricongiungerci in prossimità di Kingman con la fwy n40 che percorremmo tutto d'un fiato fino a Williams.

Arrivando a Williams ci parve di essere sulle nostre Alpi. Boschi di conifere ci accolsero e iniziammo a vedere lungo la fwy i primi cartelli relativi alla presenza delle alci. Williams è una città storica dal punto di vista pioneristico, situata sulla "route 66" ha mantenuto ancora il fascino del vecchio west, e chissà forse Jack London quando scrisse "il richiamo della foresta" pensava per l'ambientazione geografica proprio ad una città simile a questa.

Molto bello e caratteristico è il Best Western hotel situato appena fuori della fwy 40. I prezzi sono relativamente buoni e la piscina all'aperto è una delizia.
Qui, in uno dei tanti negozi di souvenir, conoscemmo un negoziante tedesco trasferitosi in Arizona quindici anni fa e assolutamente non nostalgico della vecchia Europa.
Al "Safeway" della città, supermercato facilmente trovabile un po' ovunque nel west, sottoscrivemmo gratuitamente una sorta di abbonamento grazie al quale una volta alla cassa fummo rimborsati del 15/20% della spesa sostenuta...Ah, però!!!!
Ci fermammo a Williams solo una notte e il giorno dopo facemmo rotta verso il Gran Canyon National Park.

Imboccammo la Highway 64 e ci dirigemmo verso il South Rim, l'ingresso sud. A metà strada incrociando la Interstate n180 fummo attratti da un "trading post",situato proprio su quest'ultima, dove un particolarissimo cowboy dalla lunga barba bianca e di una settantina d'anni accoglieva i clienti e i curiosi. Aveva un bellissimo cinturone fornito di pistola dal manico in madreperla da un lato e di un caricatore dall'altro. Incuriosito dal personaggio mi avvicinai chiedendogli: is it real? (è vera?);Yes!,disse lui. E poi,Does it work? (funziona?);e lui:Yes,and very well !!!!!(si e molto bene !!!)
Mi suonò come un avvertimento e mesto mesto pagai ciò che avevamo preso e tornammo alla nostra auto.

Riprendemmo il cammino verso il Canyon dove giungemmo dopo poco. Tusayan è la cittadina che prelude al parco. A destra e a sinistra della Main Street una serie infinita di hotels ci diedero la possibilità di scegliere il migliore in rapporto qualità/prezzo: e scegliemmo dunque l"Holiday Inn express".

Passammo qui solo due giorni e una notte. Volevamo fare un giro panoramico a dorso dei muli ma al "visitor center" ci dissero che avremmo dovuto metterci in fila,una fila lunga un paio d'anni.Cosi fu e cioè un buco nell'acqua anche per la nostra richiesta di scendere lungo il Colorado a bordo di uno dei gommoni che dall'East Rim si gettano nelle acque calme e tempestose del fiume.

L'ideale per vedere il Gran Canyon sarebbe stato fare un giro a bordo di uno degli elicotteri o degli aeroplani che partono dal vicino aeroporto, ma voci contraddittorie sulla pericolosità o l'affidabilità del volo nella gola del parco ci fecero desistere, visto poi poi, che eravamo in viaggio di nozze e ci sarebbe piaciuto festeggiare il nostro primo anniversario, almeno!

L'unica esperienza che potemmo vivere, evitando liste annose, fu una tranquilla passeggiata a cavallo attraverso la foresta sovrastante il Canyon.
Per le informazioni e la prenotazione relative a questo ci rivolgemmo al "Moqui Lodge", struttura alberghiera posta giusto all'entrata sud del parco.

Procedendo verso Est in direzione Cameron giungemmo ad una torre di guardia che se non ricordo male fu costruita dagli spagnoli nel diciassettesimo secolo. Qui gli indiani Navajo insieme ai bianchi gestiscono un tour shop e una sorta di piccolo museo. Sulla strada del rientro incrociammo un coyote lungo la strada che sfiorò la nostra macchina.Ci fu poi detto che era normale vedere questi animali nelle zone frequentate dagli uomini perché sul calar della sera scendono dalla foresta per cercare cibo dove gli umani hanno bivaccato.

I colori del Gran Canyon al tramonto sono colori che ci rimarranno per sempre nel cuore e non solo nelle nostre e tante fotografie ma sicuramente il più bel parco da noi visitato è e rimane la Monument Valley.







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